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Strumenti base: gli exchange

articolo aggiornato

12 ottobre 2023

Prima di continuare con l’esposizione delle altre teorie di base (se state seguendo il percorso dei principi base) è necessario fermarsi un attimo a parlare degli strumenti a disposizione anche per prendervi confidenza.

Nel caso delle valute digitali esiste una peculiarità dovuta alla frammentazione dei vari exchange che fungono da vero e proprio mercato con i vari indici che dipendono dal numero e dalla combinazione delle stesse. Ovvero Bitcoin può essere contrattato contro il dollaro o contro altre Cripto Valute. Il numero e tipo di queste “coppie” dipende appunto dall’Exchange, per cui una determinata coppia può essere presente in un determinato mercato ma non in altri. Nel caso di indici comparabili tra vari exchange possono quindi esserci delle differenze o dei ritardi che portano alcuni a sfruttare questa cosa che vede il nome di arbitraggio.

In linea di massima ogni exchange offre al suo interno un grafo più o meno iterativo dove abbozzare dell’analisi tecnica. Alcuni consentono di inserire indicatori ed oscillatori. Non tutti permettono l’utilizzo di allarme sul raggiungimento di un determinato prezzo.

Limite o mercato

In tutti gli Exchange è possibile piazzare l’ordine di tipo Limite o a Mercato. L’ordine a Limite è un prezzo deciso a priori, più o meno lontano da quello di mercato, dove una volta raggiunto verrà scambiato in base al vostro ordine di arrivo. Ovvero se 100 persone piazzano un ordine di vendita di 100$ a quel livello di prezzo, il totale sarà di 10.000$. Dalla parte opposta devono esserci uno o più venditori che accolgono l’ammontare di 10.000$. se voi siete il 101mo, gli ordini di acquisto dovranno coprire prima i 10.000$ per arrivare a soddisfare la vostra vendita.

Nel caso di ordine a Mercato, questo viene piazzato sul prezzo di contrattazione del momento e potrebbe variare in virtù della contrattazione, proprio perché esso verrà soddisfatto al primo slot libero.

Sistemi più avanzati

Gli Exchange maggiori offrono poi altri strumenti, come il cosiddetto OCO, one cancel other. Cioè un sistema di controllo del prezzo per cui vengono piazzati due acquisti o vendite a seconda della scelta, ma uno può annullare l’altro. Solitamente è utile nel caso di trading long. Immaginiamo di aver già acquistato una cripto valuta, nel caso tradizionale possiamo piazzare l’ordine di Take Profit ma non abbiamo la parte contraria, ovvero quella di protezione dello stop loss. Ecco che con gli ordini OCO, possiamo invece automatizzare la questione, mettendo il profitto o la perdita, una volta che il prezzo tocca uno dei due livelli, l’altro viene cancellato.

Long e Short

Poco sopra ho utilizzato una parola, long, che sta ad indicare che noi acquistiamo il prezzo a 50 e lo rivendiamo ad un prezzo più alto, ad esempio 70. Abbiamo effettuato una operazione basica e comprensibile, entriamo in possesso di un asset e lo rivendiamo ad un prezzo più alto possibile.

Esiste anche il contrario che è conosciuto con il nome di Short, ovvero compro a 70 e scommetto che il mercato andrà a 50. In questo caso il profitto si ottiene esattamente al contrario. Si tratta della vendita allo scoperto, ovvero vendiamo un bene che non possediamo, ed infatti lo prendiamo in prestito, se questo scende a 50 lo compriamo realmente di fatto realizzando un profitto.

Savings

Già ma se prendiamo in prestito asset che non abbiamo, chi è che ci presta queste cripto valute? Una parte viene prestata dall’Exchange stesso, ma la maggior parte da investitori che effettuano i cosiddetti savings. Ovvero mettono a prestito le monete possedute, ottenendo una percentuale in cambio. Qui i risparmi possono avere varie tipologie, flessibili, bloccati o in staking, la scelta può comportare un maggiore o minore interesse. Gli interessi sono pagati dal trader che fa una operazione short, per cui maggiore sarà il tempo che detiene il prestito, maggiore sarà da pagare per lui la competenza. Questo porta al fatto che le operazioni Short in media devono essere molto più veloci delle Long che possono anche durare anni. In linea di massima una operazione Short dovrebbe durare qualche giorno, al massimo una settimana.

Le Fees

Questo ci porta al discorso delle Fee da pagare agli Exchange. Infatti, questi vivono di fatto grazie alle commissioni di negoziazione, quando si acquista e quando si vende si deve pagare una piccola percentuale. È sempre bene avere chiaro il quadro di queste spese, perché possono inficiare il profitto se stiamo facendo molte operazioni a bassa redditività. In genere non esistono Fee a costo fisso per operazione, ma sono percentuali. Di solito siamo sullo 0,1% che poi possono variare in base alla quantità mensile o secondo altri incentivi. Un Exchange serio ha sempre in link ad ogni pagina la tabella delle Fee o comissioni.

Scelta dell’Exchange

Oramai il numero di Exchange è elevato, più o meno sono tutti uguali, alcuni offrono qualcosa di particolare o delle funzioni aggiuntive. Sta a voi scegliere quello che più vi convince e soprattutto vi ispira fiducia. Qui di seguito il link ad un sito esterno che offre una lista aggiornata.

Personalmente vi consiglio di scegliere utilizzando alcuni parametri base, uno certamente sono le Fee, meno dobbiamo pagare più ci rimane in tasca, ma da solo non basterebbe. Infatti, è bene poter vendere e comprare senza rimanere in attesa a causa di una attività di volume degli scambi troppo bassa, per cui il prezzo rimane stantìo troppo tempo. Terzo la tipologia di servizi offerti. Banalmente anche quelli sul grafico, ad esempio io trovo molto importante poter muovere il prezzo di uscita (take profit) e quello di perdita (stop loss) direttamente spostando il livello nel grafico, anziché dover scrivere le cifre in una form. Questo permette di annullare gli errori ed essere più veloci. Altre opzioni importanti possono essere il Trailing Stop loss di cui parleremo più avanti in questo minicorso. Non ultimo, spesso poco considerato, come facciamo a far entrare, ma soprattutto uscire i soldi reali? Ci sono vare modalità a seconda dell’Exchange, vanno studiate e comprese, perché vi ricordo che gli eventuali guadagni che fate, finché i soldi non compaiono sul vostro conto corrente, sono virtuali.

Rischi

Una particolarità degli Exchange è che ovviamente per operare dovete trasferire i fondi presso quel sistema. Si tratta di un vulnus perché oltre a pagare le commissioni dovete impiegare denaro presso un terzo di cui dovrete avere fiducia. Se questo dovesse fallire perdereste i vostri capitali. Ad ovviare questa problematica ci sarebbero gli Exchange decentralizzati. Ovvero funzionano utilizzando il vostro wallet privato e quindi non necessitano di avere fondi vincolati al suo interno come i mercati tradizionali. È quindi virtualmente molto più sicuro poiché non gestisce fondi conto terzi in modo diretto e in caso dovesse fallire o chiudere non causerebbe danno all’utenza finale. Purtroppo, i vari sistemi esistenti vedono scambi in termini di volumi e vivacità decisamente bassi, spesso con delle discrasie di prezzo evidenti rispetto ai concorrenti centralizzati. Di questi si parla da anni ma poi all’atto pratico, anche quando a livello tecnologico è stato presentato qualcosa, non hanno mai realmente preso piede.

Tornando agli exchange classici tutti richiedono, oltre alla classica registrazione, delle operazioni di riconoscimento, dette KYC, che prevede di fornire dati come patente o carta d’identità e a volte la copia di una bolletta residenziale. Questo per tutelare l’Exchange da truffatori e da eventuali richieste governative.

Il consiglio, dove possibile, è di diversificare le proprie operazioni su più exchange. Se poi pensate di comprare valuta e detenerla per lungo termine, è imperativo spostarla in wallet privati.

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